«Accettiamo questo passaggio con grande umiltà ma non accettiamo lezioni dalla destra», ragiona Francesco Dinacci, segretario metropolitano del Pd all’indomani del commissariamento per infiltrazioni di Torre Annunziata e Castellammare. Due amministrazioni di centrosinistra a cui, però, il Pd aveva staccato la spina già da mesi. La fine della sindacatura di Luigi Vicinanza rappresenta comunque una scossa tellurica per il Pd.«Lo scioglimento di Castellammare di Stabia per infiltrazioni camorristiche, il secondo dopo appena quattro anni quando nel Municipio c’era la destra, rappresenta una ferita profonda per la città e le istituzioni democratiche. La pubblicazione della relazione con cui si motiva quest’atto di sospensione della vita democratica consentirà di approfondire con precisione tutta la gravità a cui è esposta la comunità locale. Per questo le parole di scuse alla città pronunciate dal nuovo commissario del Pd stabiese Arturo Scotto sono state le più adeguate».

Il Pd poteva fare di più per evitare lo scioglimento? «Il commissariamento è una sconfitta per tutti che andava assolutamente evitato ma il Pd aveva espresso in tempo i rischi di una coalizione composta da un numero eccessivo di liste, e molti nostri richiami sono stati inascoltati. Avevamo anche rappresentato con chiarezza l’opportunità di aprire una fase di discontinuità all’indomani dell’invio della commissione di accesso. Qui stanno gli errori politici di chi ha guidato una città con una grande storia democratica alle spalle. Ma nessuno può sottrarsi alle proprie responsabilità». Fdi ne approfitta però per attaccarvi sulla vicenda accusandovi di falso moralismo.«Non è affatto credibile questa destra che, mentre costruisce corsie preferenziali di impunità per chi governa il Paese, ha scelto di abbandonare le comunità del Mezzogiorno. Insomma, come confermato dal rapporto di “Avviso Pubblico”, la portata ampia degli scioglimenti riguarda ogni parte politica, e più il centrodestra. Ma la riflessione va fatta in ogni campo». Facciamola questa riflessione.«Ora è il Pd che è chiamato ad affrontare questo passaggio con grande umiltà, dopo gli scioglimenti di Castellammare e Torre Annunziata. Proprio mentre è ripresa una riflessione politica sui limiti della normativa sugli scioglimenti, con la necessità avvertita da tanti di proporre modifiche legislative con una particolare attenzione al profilo della struttura amministrativa o tecnica potenzialmente esposta a infiltrazioni o collusioni. A partire dalla priorità del contrasto fermo alla camorra, oggi bisogna rilanciare il tema della selezione delle classi dirigenti, della qualità del consenso e della riforma dei partiti come strumento di partecipazione democratica e di cultura politica. Anche così si combatte un falso civismo». Ora come si muoverà il suo partito? A Castellammare c’è una comunità da ricostruire.«Il Pd napoletano è una grande forza popolare, radicata ovunque, e ha la solidità per costruire questa riflessione impegnativa. Esprimiamo classe dirigente e amministratori di qualità in tutte le città, abbiamo una militanza diffusa, mentre governiamo tanti comuni con sindaci a cui stiamo assicurando grande sostegno. Oggi possiamo determinare quindi uno sforzo di innovazione politica con l’apertura alle tante energie esterne che sono fuori da noi. Come faremo laddove ne avvertiamo l'urgenza, come a Castellammare il prossimo venerdì con un’assemblea aperta dal titolo: "Entrate e cambiateci"». Davanti c’è la lunga cavalcata verso le politiche. «Ora l’impegno della segreteria metropolitana, per la fase politica che abbiamo davanti, è rafforzare l’iniziativa politica, con circoli aperti a chi vuole trasformare i nostri territori, contro la destra che spacca il Paese. Così, alla ripresa, faremo una Festa metropolitana sui temi del lavoro a Pomigliano, città di tradizione operaia, per rilanciare la necessità di un modello sociale che contrasti diseguaglianze e rafforzi tutele e diritti».