La storia di Valentina Pambianco e Luca Abbasciano: una terapia in Messico dalla dubbia efficacia dietro l'omicidio-suicidio della figlia

I corpi di Valentina Pambianco (42 anni) e Luca Abbasciano (43) sono stati ritrovati nella loro casa in via dell’Antracite a Pietralata insieme a quello della figlia di cinque anni Bianca e del cane Teo. Secondo le indagini si tratta di un omicidio-suicidio. Bianca era gravemente disabile dalla nascita. Prima della morte Pambianco e Abbasciano hanno lasciato molte lettere per spiegare i motivi del gesto. E tra questi ci sarebbero anche i 300 mila euro che hanno speso per sottoporre la figlia a una cura a Monterrey in Messico. L’ultimo ciclo di terapia risale al periodo tra novembre e gennaio. Si tratta di un trattamente chiamato Cytotron ed è basato su radiofrequenze e campi elettromagnetici. Sull’efficacia la comunità scientifica ha sempre espresso dubbi. E secondo un’amica di famiglia «Valentina aveva anche scoperto che non avrebbe potuto avere altri figli e questa cosa la faceva stare male».

Luca e Valentina, racconta oggi Il Messaggero, erano stati tre volte in Messico per provare la cura. Con costi da 100 mila euro a viaggio. Feliciana Manna, madre di una ragazza affetta da malattia rara e amica della coppia, spiega che si trattava di «circa 70mila euro per ogni ciclo di un mese, soggiorno escluso. Per mia figlia organizzo raccolte fondi. Luca e Valentina volevano contare sulle loro forze. Si erano fatti aiutare da qualche parente, ma lei mi aveva detto che avevano dato fondo a tutti i risparmi». La bambina «era nata con una paralisi cerebrale. Non parlava, bisognava assisterla nel farla deglutire, non poteva camminare. Luca era molto forte, non ho mai colto segni di cedimento. Si piegava per aiutare la piccola a muovere qualche passo, la chiamava “carciofa” o “carciofina”, perché aveva questi capelli biondi che le andavano dappertutto. Valentina spesso scoppiava a piangere».