Bianchi
Non ci gira troppo attorno Rebecca Bottoni, direttrice artistica del Ferrara Buskers Festival: "Quindi la domanda vera non è: siete favorevoli o contrari al biglietto?". Bensì, "quale alternativa concreta siamo capaci di costruire insieme per poterlo togliere?". Il nodo cruciale sta tutto qui. Qui le polemiche per il ticket di ingresso, lo scontento dei commercianti, piazze e vie non sold out come ai tempi che furono. Ma il mondo è cambiato – anche se molti non se ne sono accorti –, il costo della vita lievitato, la musica si paga e gli artisti di qualità, per venire a suonare a Ferrara, pure. Questo, in estrema sintesi, il ragionamento che arriva dal quartier generale del FBF a poche ore dall’affondo duro che il Comune – con l’assessore Marco Gulinelli – ha riservato agli organizzatori del festival, non appena calato il sipario sulle 39esima edizione già definita un flop. A stretto giro ecco la lettera della direttrice artistica, Rebecca Bottoni, da anni – con il padre – messa sulla graticola.
BUSKERS, LA STORIA
Si parte dall’inizio, da "una storia lunga 39 anni". Non una passione di stagione, un qualcosa che arriva, fa rumore e se ne va. Bensì "una presenza rimasta, anno dopo anno, e che ha costruito un legame profondo con la città. E di questo ne diamo atto anche al Comune, con cui – scrive Bottoni – c’è sempre stato un dialogo aperto e costruttivo". Ma come tutti gli amori lunghi, anche questo "ogni tanto può avere un momento di stanchezza, chiedendosi se ne valga ancora la pena", mettendo a fuoco la fatica e "soprattutto ciò che non funziona". Poi però bisogna fermarsi un attimo, respirare, e non pensare solo a com’era, "ma a quanto è bello che ci sia ancora". Dopo 39 anni, non una cosa scontata. "Come tutti gli amori che durano a lungo, ha bisogno di cura, attenzione, sacrifici e della voglia di continuare a scegliersi. Se oggi – precisa – ci sono così tante critiche e discussioni, è anche perché c’è ancora tanto amore; quando qualcosa non ci interessa più, smettiamo di parlarne". E il fatto che Ferrara discuta, significa che "quel festival è ancora profondamente dentro".






