L’inflazione italiana torna ad accelerare sotto la spinta dei prezzi energetici, trainati in alto sia dalla crisi climatica – che porta a picchi di consumi nell’elettricità per il caldo mentre taglia al contempo la produzione da gas, nucleare (importato) e idroelettrico – e dalla guerra in corso in Medio Oriente, aggiuntasi al conflitto in Ucraina. Ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo, riportato oggi dall’Istituto nazionale di statistica (Istat), è aumentato dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, contro il 2,9% registrato il mese precedente. Senza il contributo dell’energia, il quadro sarebbe molto diverso: l’inflazione di fondo rallenta infatti dall’1,6% all’1,5%.

Le stime preliminari diffuse dall’Istat mostrano che i prezzi dei beni energetici sono cresciuti complessivamente del 17% rispetto all’agosto 2025, accelerando bruscamente dall’11,6% di luglio. L’Istituto collega questa dinamica alle tensioni internazionali ancora in corso.

L’aumento interessa sia gli energetici regolamentati, passati dal +14,8% al +18,8%, sia quelli non regolamentati, saliti dal +11,4% al +16,9%. Anche nel confronto col solo mese di luglio i rincari sono consistenti: rispettivamente +3,2% e +2,8%.