E’ sempre più il prezzo dell’energia a determinare la curva dell’inflazione italiana. Oggi l’Istat ha comunicato i dati definitivi di luglio: l’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,3 per cento rispetto a giugno e del 2,9 per cento su base annua, contro il 2,8 per cento della stima preliminare. Questo vuol dire che l’Istituto di statistica ha rivisto al rialzo – sebbene di poco – il dato di luglio che, tra l’altro, risulta essere abbastanza in linea con quello che sta succedendo in Germania. Anche in questo paese l’energia ha un ruolo centrale. Ciò che differenzia l’andamento dell’inflazione in Italia è il rallentamento dei beni di consumo quotidiani (carrello della spesa, in particolare alimentari e prodotti per la cura della persona), mentre corrono i beni energetici. In questa macro categoria occorre, però, fare delle distinzioni.Mentre si registra la discesa dei beni energetici non regolamentati, il cui prezzo è determinato dal mercato libero (passano dal 13,3 per cento di giugno all’11,4 per cento di luglio) fanno un gran balzo verso l’alto i beni energetici regolamentati – le cui tariffe sono stabilite da agenzie governative: da più 9,2 per cento di giugno a più 14, 8 per cento di luglio con un incremento del 6,5 per cento in un solo mese. In soldoni, si sta parlando di energia elettrica e di gas per uso domestico: sono questi i beni che stanno maggiormente influenzando l’inflazione italiana. Se si scompone il dato Istat il quadro emerge chiaramente. Secondo il Codacons, infatti, un aumento dell’inflazione a luglio del 2,9 per cento (su base annua) si traduce in una maggior spesa di 959 euro (nell’anno) per una famiglia tipo con due figli. Ma l’associazione dei consumatori avverte che nei prossimi mesi si sentiranno anche i rincari dei beni energetici non regolamentati (benzina e gasolio), che per adesso sembrano rallentare. Intanto, la stangata si avvertirà presto su bollette di gas e luce, complice il gran caldo che ha costretto gli italiani a tenere accesi i condizionatori.