Valentina Pambianco e Luca Abbasciano sono stati trovati senza vita insieme alla figlia Bianca con una grave disabilità. La famiglia era seguita dai servizi sociali. Ma questa tragedia ci costringe a chiederci se “essere seguiti” sia davvero sempre abbastanza

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C’è probabilmente un dolore grosso così dietro la decisione di Valentina Pambianco e Luca Abbasciano di farla finita insieme con la loro piccola Bianca. C’è probabilmente una sofferenza insopportabile, una solitudine incolmabile. C’è il disarmo. E anche la disperazione.

Eppure, dice chi li conosceva, non sembrava. Non sembrava che quel male interiore fosse così lancinante da non trovare tregua. Chi è stato anche solo per un po’ accanto a chi ha figli disabili conosce bene quegli umori altalenanti in mezzo a quella angoscia costante e subdola. Sa bene che ogni silenzio può essere rivolto a quel figlio, ogni pensiero, ogni atteggiamento evitante, ogni chiusura. Fino, qualche volta, all’incapacità di vedere altro.

Ci si sente soli, certo, furiosamente soli. E proprio per questo non dovremmo mai essere lasciati nella convinzione che nessuno possa capire. Il sostegno dovrebbe esserci prima che venga chiesto, dovrebbe saper entrare nelle case senza invaderle, vedere quella stanchezza prima che diventi disperazione, intercettare quel peso invisibile prima che diventi impossibile da portare. A volte, essere formalmente dentro una rete di assistenza non significa sentirsi davvero sorretti.