Una dichiarazione di disperazione, di resa. «Non ce la facciamo più», hanno scritto Luca Abbasciano e Valentina Pambianco prima di uccidere la loro piccola Bianca, bimba gravemente disabile, per poi togliersi la vita. Ma quel messaggio d’addio, che per i più è una finestra spalancata di colpo su un mondo sconosciuto, per i familiari caregiver è un’eco di pensieri noti e sconforto conosciuto. E adesso vogliono che tutti la ascoltino.
A pochi giorni dalla tragedia di Pietralata, il messaggio dei genitori di Bianca, finiti persino nella clinica di un controverso medico in Messico per cercare una cura, è diventato un hashtag virale, un grido di rabbia e una rivendicazione di diritti negati, rilanciato di profilo in profilo da caregiver intenzionati a farsi sentire e vedere, insieme ai familiari di cui si prendono cura. «Quelli che tutti, il governo in primis, vuole dimenticare», si legge sotto uno dei tanti post.
Raccontano storie di battaglie quotidiane e mostrano i volti di chi le sta combattendo. Ci sono i bambini e quelli che, magari contro tutte le prognosi, sono diventati adolescenti, persino adulti. Ci sono camerette zeppe di macchinari, come se fossero stanze di ospedale. Ma soprattutto scatti di quotidianità strappata ai ricoveri per visite e terapie, agli sguardi che «isolano e chiudono in casa», alla fatica che comporta un’assistenza 24 ore su 24 che non conosce né pause, né ferie.











