di Rosamaria Fumarola

In tutti questi anni in cui Report, prima con Milena Gabanelli, poi con Sigfrido Ranucci è andato in onda, gli italiani sono passati dalla fruizione di un format giornalistico dall’indiscusso valore, a quella di un numero sempre crescente e prima inimmaginabile di inchieste, che cercavano di annodare fili in apparenza distanti e che scoperchiavano verminai che in tanti credevano relegati a un passato ormai lontano. Gli italiani assistevano a questi approfondimenti, che spesso riguardavano la politica, domandandosi da un lato come fosse possibile un livello tanto alto di corruzione e malaffare, dall’altro come mai quella stessa politica non avesse reagito con qualche forma di censura, che tornasse a nascondere interessi in palese conflitto con le leggi del nostro paese.

Era per tutti dunque solo una questione di tempo prima che Report e Ranucci venissero silenziati e nella maniera peggiore e più diffamatoria.

Il curriculum di Lavitola lo ha reso la figura più adatta allo scopo. Come canta il testo di un brano di Cocciante “era già tutto previsto…” così come lo stesso Lavitola aveva ben delineato ogni atto di quel copione che in tanti, lui compreso, stanno da mesi mettendo in scena. Il conflitto tra TeleMeloni ed una trasmissione che voleva essere di servizio per i cittadini andava sanato, non potendo la destra di governo tollerare che in una rete pubblica ogni settimana si raccontasse puntualmente la dimensione più oscena di una certa politica. E Ranucci, per decisione di quella compagine, è stato estromesso da Report. La politica potrà ora tornare a fissare i paletti dell’informazione giornalistica in RAI, manifestando per l’ennesima volta una vocazione antidemocratica nei confronti della stampa ed ovviamente degli italiani stessi.