Si sta consumando in queste ore la cronaca di una morte annunciata: la fine di Report per come l’abbiamo conosciuta e apprezzata, della sua reputazione e del suo patrimonio indiscutibile e prezioso di giornalismo d’inchiesta. Colpire il condottiero Ranucci per distruggere una squadra, un prodotto di informazione giornalistica che la Rai avrebbe dovuto difendere e non contribuire a smantellare.

Ma si sa che soprattutto i magistrati e i giornalisti sgraditi al potere vanno fatti fuori in casa, in famiglia. La violenza politica, mediatica e istituzionale ha quindi prodotto i suoi effetti, certo trovandosi una strada anche spianata non solo dai caterpillar dei poteri, ma da situazioni soggettive e oggettive poco chiare e discutibili che rendono la difesa contro gli attacchi più difficile. E qui non possiamo che augurarci che la magistratura abbia la volontà e la capacità di fare chiarezza fino in fondo e dissipare le nebbie.

La procura di Roma, del resto, non è più il porto delle nebbie e in questo caso, con fiducia, dobbiamo attendere l’esito delle indagini preliminari che magistrati e carabinieri stanno espletando, con non poche difficoltà ovviamente. Così come in tanti sono rimasti sorpresi di fronte ad un’amicizia definita “fraterna” tra Ranucci e Lavitola (che è persona ben nota che ha costruito la sua squallida e illegale storia negli ambienti del “sottobosco” dei poteri), così debbo dire di essere convinto che la verità sia ancora molto lontana dall’essere individuata.