La Alexandria Ocasio-Cortez, giovane, bella, fotogenica, donna, portoricana, non capisce un accidente di economia. Il candidato democratico ideale alla presidenza degli Stati Uniti ride, una risata breve, distratta, lo stile mica è acqua.

Abc News, agosto 2026. Jonathan Karl ricorda alla deputata democratica di New York le posizioni della sinistra radicale americana nel 2020: abolizione delle prigioni, defund the police (tagliare i fondi alla polizia), tutto il campionario. Lei cita una frase del consigliere newyorkese Chi Ossé: «Woke 1 was crazy».

La versione 1 del woke era folle. Risatina, si passa ad altro, discorso chiuso, ovvero: come si aggiorna un’ideologia senza dover chiedere scusa. Il capolavoro non è il «crazy». Il capolavoro è quel numerino: 1. Perché gli errori, notoriamente, non hanno numero di serie. I prodotti sì. Il detersivo diventa Nuovo Detersivo Plus. L’automobile presenta il modello successivo. Il telefono riceve l’aggiornamento. Le ideologie, finalmente, hanno imparato la lezione dal reparto marketing. Woke 1.0.

Il woke come prodotto da aggiornare

Il woke è stato l’annullamento completo del valore della verità a favore di una ulteriore esasperazione del vittimismo sessantottino, il mito della vittima, il vittimismo dei palestinesi, mai responsabili di nulla, né dei propri crimini né di propri fallimenti, il vittimismo dei Paesi colonizzati. Il woke 1 ogni tanto cancellava un professore, un giornalista, un impiegato, distruggeva un quartiere dato alle fiamme, presentava una assoluta incompatibilità con il dissenso, anzi con la verità. L’imbecillità, il sadismo con cui vite sono state distrutte diventa un bug del sistema.