“Lei pensa che io sia scemo, vero? No, sono un uomo di partito”. Lo ha dichiarato Ugo Sposetti in una vecchia intervista. Non interessa qui a proposito di che cosa il fedele curatore della borsa e degli immobili dell’ex-Pci, abbia fatto questa dichiarazione. Ciò che interessa qui è la questione “scemenza”.
Perdere un partito
Come fa gente che viene da un partito granitico e meritocratico, avvezzo alla segretezza interna, alla ferrea disciplina individuale e guidato da persone di grande preparazione culturale, ad aver perduto tutto? Intendo dire che se al Nazareno, cioè presso la sede nazionale del Partito Democratico, producono una tessera annuale con la foto di Enrico Berlinguer, significa che si sentono totalmente depositari di quella storia. Eppure sembra che il PD abbia perduto una base elettorale vera e appassionata, e alla fine anche piena credibilità nei consessi mediatici.
Si osservi il recente inghippo sulla questione preferenze della nuova legge elettorale, in cui alla fine i democratici hanno lasciato supporre di preferire un parlamento di nominati, piuttosto che lasciare la scelta agli elettori. Oppure si guardi l’andamento delle dichiarazioni politiche dell’ultimo anno, sottoposto in larga maggioranza agli slogan del Movimento 5 Stelle. La rinuncia alla propria autodeterminazione politica, all’analisi seria e cauta dei contesti internazionali, e l’accettazione di fare politica commentando soltanto l’attualità paiono i peccati maggiori di questa stagione della sinistra italiana.







