Politica Il Foglio, che da anni da destra sussurra alla sinistra consigli su come suicidarsi (spesso ascoltato) la voleva come sfidante di Schlein per riportare il Pd ai fasti di Renzi

Il Foglio, che da anni da destra sussurra alla sinistra consigli su come suicidarsi (spesso ascoltato) la voleva come sfidante di Schlein per riportare il Pd ai fasti di Renzi. E invece Pina Picierno ha deciso di lasciare il partito, con un’intervista monstre al direttore Cerasa, in un pranzo carbonaro a Bruxelles tra un souvlaky e uno tzatziki. Sono tempi duri per i riformisti, qualunque cosa voglia ormai dire questa parola issata come bandiera da tutti quelli che non sopportano che la sinistra faccia la sinistra, esattamente come la destra fa il suo mestiere. Picierno, per spiegare il travagliato addio, accusa il Pd di essere addirittura «ambiguo verso il fascismo putiniano» (senza mai citare il fascismo israeliano) e di essersi snaturato rispetto al capolavoro del partito del Lingotto, quello che mise come capilista due ragazze poco più che ventenni per indicare il taglio netto con la tradizione postcomunista e persino socialista, Picierno e Marianna Madia, anch’essa fuoriuscita. Oltre al falco di Federmeccanica Massimo Calearo, che poco dopo passò a Forza Italia. La ormai ex dem sorvola invece sul fatto che sarebbe stata presto sostituita da Nicola Zingaretti come vicepresidente del Parlamento Ue. Incarico che lei non intende lasciare, nonostante il pressing del gruppo socialista che le ricorda che sta lì solo perché membro di S&D. Per Schlein questa sequela di addii della destra dem, in fondo, dimostrano più di tante parole che sta provando a cambiare rotta.