O partigiano, primarie via? “Sa cosa ho pensato dopo aver letto di candidare un partigiano a capo della coalizione di sinistra?”. Cosa ha pensato? “Che sono degli sfasati, che fanno confusione tra la storia e lo spirito, e che avere nostalgia di quegli anni è un cortocircuito incredibile. Ho pensato anche che in questo paese, a volte così maltrattato, c’è una parola che ci unisce, accende, infiamma e culla: partigiano”. O partigiano? “Ma lo sa che i partigiani erano comunisti, democristiani, rossi e bianchi, e che c’erano anche i preti?”. Facciamo le primarie dei partigiani? E allora, Albertina Soliani, vicepresidente dell’Anpi e già presidente dell’Istituto Cervi, mi risponde che “a sinistra il problema è la sostanza” e che “c’è una difficoltà da parte delle generazioni, dei leader, di essere all’altezza di questi tempi. Vede forse idee?”. Candidare un partigiano è un’idea o disperazione? “E’ un’evocazione, per carità, bellissima, una parola che ha il merito di restituire il senso di comunità e di solidarietà”. Una scorciatoia? “Senza dubbio una parola che va al sodo. Ma ha mai sentito in questi giorni la parola sogno? I partigiani avevano un sogno, ma la sinistra che sogno ha?”.Ad Albertina, la “partigiana” Albertina, che è stata anche senatrice del Pd, vicina a Prodi, e sottosegretario all’Istruzione, oggi vicepresidente dell’Anpi, dico che ai partigiani si chiede perfino di liberare la sinistra dai suoi incubi, dopo averci liberato dai nazifascisti. Non è forse troppo? Sorridiamo ma Albertina che ha lo spirito partigiano, quel pensare in piedi che, scrive Sergio Solmi, è “il pensare di uomini immersi nell’immanenza storica, uomini affaccendati e impegnati nell’azione”, dice che il problema del campo largo non è trovare una figura, un terzo uomo, tanto più un bisnonno con il fazzoletto e le piaghe della Resistenza: “Perché ci siano leader, servono idee, serve un progetto. Sa perché si è pensato a un partigiano? Perché è un’idea immediata, facile. Trova un’idea altrettanto immediata oggi, a sinistra? Eppure, non è complicato, la sinistra non dovrebbe faticare ad avere un sogno. La sinistra lo ha. E lo ha già dato”. Le chiedo quanti siano ancora i partigiani rimasti e Albertina risponde: “Pochissimi, ma vede anche qui si semplifica. Chi è il partigiano? Non è solo un tempo di esistenza o di vita. I partigiani erano ragazzi che venivano da vent’anni di fascismo. La Resistenza era il prodotto del pensare di intellettuali e un pezzo dell’epica che non si è esaurita con la guerra. Chi aveva liberato l’Italia ha poi assistito alla strage di Portella della Ginestra e c’è stato poi il terrorismo rosso. Ecco perché dico che avere nostalgia di quegli anni, tanto da evocare un partigiano, è un cortocircuito incredibile”.Albertina continua a ripetere con insistenza la parola “sogno”: “Chi parla di partigiani sa che quell’esperienza affratellò democristiani e comunisti? Che c’era anche lo scoutismo e che sono morti sacerdoti come don Minzoni, ucciso dal regime. Cosa si intende per partigiano? Io intendo quella capacità di sopportare i drammi, le difficoltà”. Torna indietro con la memoria alla sua esperienza nel primo governo Prodi, quando il ruolo del partito ribelle era interpretato da Rifondazione Comunista, così come oggi Conte interpreta la parte del guastatore. Si può litigare sulle primarie e pensare di formare un governo, guidarlo nel litigio? Risponde con la solita voce alta: “Tribolavamo ogni giorno ma era tutto chiaro, trasparente. C’era un sogno e poi certo, abbiamo avuto Prodi che con pazienza teneva insieme la coalizione”. Le domando chi dovrebbe guidare la coalizione. La partigiana Albertina pensa che quel ruolo debba averlo il Pd, il partito che ha più voti e che si apre: “Senza un progetto serve a poco pensare al leader. Torniamo ancora allo spirito. Se si fa ricorso al partigiano è la prova che stiamo vivendo un momento di grande crisi, ma se quella parola viene usata come propaganda la gente se ne accorge e vota per altri. Evocarlo serve a poco, se non si dimostra di essere all’altezza di quella parola”. Anche Salvatore Vassallo, il papà delle primarie, pensa che oggi non servano le primarie. Stanno scomparendo come le lucciole di Pasolini. “E invece – dice Albertina – sono una bella occasione di democrazia, ma è vero che senza sogno, nel vuoto, sono solo un danno”. A Conte e Schlein li facciamo salire in montagna? “Gli suggerisco di vedersi ogni giorno, di imparare a conoscersi, con trasparenza. Ogni giorno”. Un sogno? “Un sogno da far sognare”.