Era il luglio 2025 quando mandammo alla Procura di Roma il nostro esposto che parlava di presunte gravissime violenze avvenute ai danni di ragazzini reclusi nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Antigone era stata raggiunta da varie segnalazioni che andavano tutte nella medesima direzione: dietro quelle mura l’abuso di potere e la violenza erano strumenti di cui si serviva con regolarità un gruppo di poliziotti penitenziari nell’esercizio delle proprie funzioni. Inviammo la medesima nota anche ai vertici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, che su questa base presentò a propria volta una denuncia.
Le dodici giovanissime presunte vittime sono tutte straniere, e questo non è un caso. La parte più debole delle nostre galere, quasi sempre minori stranieri non accompagnati. Dieci agenti sono accusati di tortura nei loro confronti. Tre di loro sono stati sospesi dal servizio per un anno. Il giudice per le indagini preliminari ha basato la propria decisione su una serie di testimonianze che restituiscono il quadro dello schifo di cui stiamo parlando, quello ad esempio di persone adulte, pubblici funzionari, intente a minacciare con le forbici le parti intime di bambini o poco più, mentre questi piangono e pregano di fermarsi.













