Dodici ragazzi tra i 15 e i 19 anni vittime di abusi e umiliazioni nell'istituto romano. Dieci poliziotti sotto inchiesta. L'associazione Antigone annuncia la costituzione di parte civile: «Serve una risposta politica»

Pestaggi, minacce, umiliazioni e torture. È il quadro che emerge dall’ordinanza con cui il gip di Roma ha disposto la sospensione dal servizio per un anno nei confronti di tre agenti della Polizia penitenziaria in servizio presso l’Istituto penale per minorenni di Casal del Marmo. Le vittime accertate sono dodici giovani detenuti, quasi tutti di origine egiziana, di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Il provvedimento cautelare, notificato lo scorso 17 agosto, è stato motivato dal giudice con il concreto rischio di reiterazione dei reati.

Le violenze e i soprannomi degli agenti

A ricostruire quanto accadeva all’interno della struttura sono state le testimonianze dirette delle presunte vittime, raccolte attraverso dodici incidenti probatori. I dettagli riferiti dai ragazzi trovano riscontro nei referti medici, che documentano ferite, ecchimosi e lividi, nei filmati delle telecamere interne di videosorveglianza, nelle relazioni di servizio e nelle denunce inoltrate. Uno dei giovani ha raccontato di essere stato costretto a spogliarsi e minacciato con un paio di forbici avvicinate ai genitali, per poi essere colpito a calci e pugni. Negli atti dell’indagine compaiono anche i soprannomi con cui i ragazzi identificavano alcuni poliziotti: «Pugile», «Animale», «lo sceriffo» e «Shrek».