Il 7 luglio scorso Antigone aveva depositato un esposto in procura nel quale raccontava le presunte violenze subite da ragazzini reclusi nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Erano varie settimane che eravamo stati raggiunti dalle prime segnalazioni e ne avevamo informato la garante comunale delle persone private della libertà, che ha avuto un ruolo fondamentale nel far sì che l’inchiesta oggi esplosa andasse avanti.
“Vi porto sopra e vi faccio come carne macinata”; ”mi ha lanciato addosso dei libri e mi ha fatto sdraiare sul lettino, togliere i pantaloni e gli slip. Poi mi ha minacciato di tagliarmi le palle, ha preso una forbice e l’ha avvicinata al mio testicolo destro facendomi uscire del sangue. Io piangevo, pregavo di smettere. E poi mi hanno riportato in cella e hanno continuato a picchiarmi con calci e pugni”.
Certo, dopo le violenze al Beccaria di Milano non era una novità che dei minorenni potessero essere brutalizzati da chi dovrebbe garantirne la custodia, ma è impossibile abituarsi all’idea. Di fronte al nostro esposto, di fronte alle testimonianze, di fronte ai racconti di quei ragazzini terrorizzati, eravamo veramente attoniti. Calci e pugni sferzati contro giovani inermi, colpi alla testa per mezzo di un pesante estintore, minacce, violenze agite di fronte allo sguardo sbalordito del personale medico (che si è unito alla denuncia), a riprova del senso di onnipotenza e di impunità che caratterizza gli agenti di polizia penitenziaria coinvolti negli eventi.










