I timori si sono concretizzati: la fabbrica della Brovedani a Modugno, alle porte di Bari, non riaprirà il 7 settembre. Di più: “Non ha più futuro”, secondo le parole – riportate dai sindacati – che l’amministratore delegato del gruppo friuliano ha pronunciato durante il tavolo in Regione Puglia tra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori. La causa? L’unico cliente rimasto avrebbe deciso di cancellare tutti gli ordini.
Ora quello che era un sospetto dei 44 dipendenti è diventato realtà: quando a inizio agosto Brovedani, specializzata nelle lavorazioni meccaniche del settore automotive, ha chiuso i cancelli con delle catene alla vigilia delle ferie e, poi, negli scorsi giorni ha provveduto alla sostituzione delle serrature agli ingressi era per non permettere ai lavoratori di avere accesso al sito produttivo fino a data da destinarsi. Ricostruzione che, fino a poche ore fa, l’azienda smentiva.
Brovedani ha motivato l’assenza di ordini con la scarsa competitività del sito di Modugno rispetto alle aziende cinesi. Una concorrenza annullata sia dal costo delle materie prime che da quello dell’energia, sostiene il gruppo. Non è mancato poi il dito puntato contro la crisi del settore automobilistico che per il gruppo “deriva anche dalle scelte dell’Unione Europea”. Giustificazioni contestate da Fim e Fiom di Bari: “Brovedani ha sempre rifiutato le sollecitazioni da parte delle segreterie territoriali per cercare nuovi ordini e fare una riconversione delle produzioni”, scrivono le sigle metalmeccaniche ricordando che invece una trasformazione è in corso nella sede principale di San Vito al Tagliamento.








