“Una scena da film di Ken Loach”. Paolo Schino, segretario della Fiom-Cgil di Bari, sostiene di non aver “mai visto” prima una cosa del genere: una catena attaccata al cancello da un giorno all’altro, mentre i lavoratori sono in contratto di solidarietà e si avvicinano alla ferie. Che nello stabilimento barese di Brovedani, azienda friulana con fabbriche anche nell’Est Europa e in Messico, non fosse delle più solide era un fatto noto ma nulla – dicono i sindacati – avrebbe potuto far immaginare che si arrivasse a tanto.

Mercoledì, però, la scena che si è ritrovato chi, insospettito da alcune mosse aziendali, è andato a controllare cosa stesse accadendo nel capannone industriale era simbolica: una catena attorno al cancello, il più plastico atto di una chiusura. Ed è ciò che sospettano i sindacati, al di là delle rassicurazioni aziendali riguardo alla necessità di proteggere il sito durante la chiusura estiva. Brovedani è a Bari da quattro decenni, impiega ancora oggi 44 dipendenti nelle lavorazioni meccaniche del settore automotive. E sta vivendo un periodo di difficoltà: ha una mono-committenza da Hitachi e, come molte aziende della filiera dell’auto, soffre il momento delicatissimo per le case costruttrici europee.