Ferrara, 28 luglio 2026 – Via Erasmo da Rotterdam, strade che sembrano vialoni. Al numero 25 c’è una palazzina squadrata, lo stile è quello americano. Il muretto di cemento attorno, un cancello di ferro e il vialetto che scivola verso una porta di vetro. Oltre l’ingresso si misurano amarezza, disperazione, rabbia. Quella dei 77 dipendenti di Coperion che qualche giorno fa hanno saputo che lì si chiude e loro verranno licenziati.

Ragazzi appena sposati. C’è una mamma che aspetta le nasca un figlio; chi ha appena comprato casa e con la moglie, mano nella mano, ha già pagato la prima rata. Chi ha compiuto 60 anni ma per andare in pensione ne ha davanti sette. “Se qui chiudono dove trovo un lavoro alla mia età?”, dice Luigi Arnoffi, dietro il bancone della portineria da 12 anni. “Sono il receptionist”, suona come una battuta amara. “Together to the next level” (insieme verso il prossimo livello) è scritto su un grande pannello all’ingresso. Il prossimo passo per i 77 dipendenti di Ferrara e per i tre che lavorano a Milano porta in questo momento nel vuoto.

Coperion vuole ‘spegnere’ Ferrara

Il gruppo Coperion, controllato dal fondo statunitense Lone Star Funds, punta a ‘spegnere’ Ferrara (costruiscono impianti per l’industria delle materie plastiche) e avviare il licenziamento collettivo di 80 lavoratori. “È appena arrivata una delegazione della casa madre in Germania, pare vogliano portare lì le nostre commesse, a Stoccarda”, spiega Enrico Saletti, 59 anni, in via Erasmo da Rotterdam dal 2028, fa parte della Rsa (rappresentanza sindacale aziendale).