Sono passati due mesi da quando ho scritto qualcosa che valesse la pena ricordare. E in tutto questo tempo non ho fatto altro che rinnegare il mio bisogno di sfogarmi e prendere le distanze dalla mia vita per poterla analizzare come ho sempre fatto. Ora mi tocca o almeno ci provo, allora tento di collegare tutto e già la testa scoppia.

Ero convinta a maggio che non sarei stata in grado di avere una relazione con qualcuno perché il terrore è sempre lì dietro l’angolo, perché l’ansia e i ripensamenti mi braccano sempre.

Le mie paure rimangono sempre lì, compatte e pronte a farmi retrocedere, ma non sono più sufficienti per cascare nel fondo. E non so neanche spiegare il perché sia diventato tutto così semplice e immediato, io che non ho fatto niente per essere diversa da quella che sono, che ho anzi cercato di nascondermi sempre un po’ perché prevenire è sempre meglio di curare.

Quando tutto diventa semplice

Eppure, eccomi qua a chiedermi come sia possibile che tutta questa matassa di relazioni umane diventi d’un tratto una musica soave, una base d’accompagnamento perfetta, come se mi stesse cullando e io non avessi dubbi guardando avanti perché il futuro è un enigma ma va bene, lo accetto.