I segreti del recovery process. Perché non è solo una questione di cuore, ma piuttosto un’esperienza neurobiologica da elaborare

di Stefania Medetti

4 minuti di lettura

La fine di una relazione è un piccolo terremoto emotivo. Anche quando la decisione è condivisa o maturata nel tempo, il corpo e la mente reagiscono come a una perdita improvvisa. Le neuroscienze spiegano perché: l’amore romantico è un circuito neurochimico alimentato da dopamina, serotonina, ossitocina e altri ormoni del piacere e dell’attaccamento. Quando il legame si interrompe, il cervello entra in uno stato di astinenza che ricorda quello da sostanze. Una serie di studi sulla chimica delle relazioni dimostrano come le stesse aree cerebrali attive durante un rifiuto amoroso coincidano con quelle coinvolte nel dolore fisico. In questo senso, la separazione non è solo una questione di cuore, ma una vera e propria esperienza neurobiologica da elaborare. Dunque, quanto è importante decidere il modo in cui affrontiamo questa esperienza invece di lasciarci semplicemente portare dagli avvenimenti? “Siamo responsabili dei significati che diamo alle nostre esperienze, come il fatto che, per esempio, in una separazione vediamo solo la nostra mancanza di valore”, risponde il dottor Gianluca Frazzoni, psicologo, psicoterapeuta e responsabile della sede di Milano del Centro InTerapia. “Prenderci cura del dolore che proviamo è un’altra delle nostre responsabilità. A volte, è difficile, ma è sempre necessario farlo, perché nessuno può farlo al posto nostro”.