Il 7 agosto scorso, anticipando la notizia della diffusione alle associazioni di settore del testo-base del nuovo codice della strada, Quattroruote l'ha scritto chiaramente: "l’aggiornamento degli importi ... non sarà automatico ogni due anni in base all’inflazione, ma scatterà solo quando la variazione dell’indice dei prezzi al consumo risulterà superiore al 5%".

Nel comunicato stampa diffuso l’indomani, invece, il ministero dei Trasporti ha scritto: "Stop all’aumento automatico delle multe legato all’inflazione". E tutte le testate hanno riportato pedissequamente questa "notizia". Inducendo i cittadini a pensare che le multe non sarebbero più aumentate. O, quantomeno, che sarebbero aumentate senza automatismi e senza legami diretti con l’inflazione. In realtà non è così, visto che dal testo-base del nuovo Codice scompare solo l’automatismo biennale, mentre il legame con l’inflazione è confermato. Ma vediamo nel dettaglio come stanno le cose, e cosa potrebbe accadere alle multe con il nuovo criterio.

Attualmente il Codice della strada (articolo 195) stabilisce che "la misura delle sanzioni amministrative pecuniarie è aggiornata ogni due anni in misura pari all'intera variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (media nazionale) verificatasi nei due anni precedenti". In pratica, per aumentare (o per diminuire, come è accaduto nel 2021) gli importi delle sanzioni si usa lo stesso dato preso a riferimento per ritoccare gli affitti degli appartamenti, ossia l’inflazione registrata nei 24 mesi precedenti.