Dopo i mesi più caldi mai registrati in Europa occidentale, la crisi climatica lascia un effetto meno visibile ma sempre più diffuso: quello sulla salute mentale
Quest’autunno, psicologi e psicoterapeuti ascolteranno in studio un tipo di racconto che fino a qualche anno fa non esisteva. Non un lutto, non una crisi sentimentale: il pensiero fisso di un’estate che potrebbe tornare uguale, o peggiore. Non importa che gli incendi siano stati spenti o il termometro sia sceso a temperature accettabili. Per un crescente numero di persone quello che resta dell’estate non è un’abbronzatura, ma la paura di quella successiva. Non è una diagnosi al momento. È un effetto del cambiamento climatico che però si insinua nella mente e che impedisce di pensare che l’estate sia finita davvero.
Estate da record: il caldo diminuisce, ma la paura resta
Diciamo che i numeri, quest’anno, non aiutano a stare tranquilli. Secondo il servizio europeo Copernicus, giugno e luglio 2026 insieme sono stati i mesi più caldi mai registrati nell’Europa occidentale. Pertanto, la preoccupazione legata alla crisi climatica e a quello che comporta, ci può stare benissimo. Il punto in cui le cose si complicano è quando quel pensiero diventa ansia e rimane come un rumore di fondo che non si spegne più. Il numero crescente di persone che sentono questa angoscia, ha portato l’Oms a inserire ormai il clima tra le minacce alla salute mentale, riconoscendo che gli eventi estremi possono generare una sofferenza psicologica vera, alla quale è stato dato anche un nome: ecoansia.









