Forse qualcosa è cambiato questa estate. Non il clima, che stava cambiando già da tempo. È cambiato, o sta cominciando a cambiare, il nostro modo di percepirlo.
Per anni abbiamo parlato di crisi climatica come di qualcosa di enorme e nello stesso tempo lontano. Ghiacciai che si sciolgono, incendi, innalzamento dei mari, scenari al 2050. Sapevamo, ma sapere non significa necessariamente sentire. Una cosa può essere perfettamente chiara alla mente e rimanere psicologicamente sullo sfondo.
Questa estate sembra avere accorciato quella distanza.
Il caldo persistente, le notti che non rinfrescano, le ore della giornata diventate difficili da vivere, gli incendi, la siccità, un Mediterraneo sempre più caldo hanno trasformato il cambiamento climatico da questione ambientale in esperienza quotidiana.
I dati aiutano a capire la dimensione del fenomeno. Secondo Copernicus, il giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, con una temperatura media superiore di oltre 3 gradi rispetto al periodo 1991-2020. Considerando insieme giugno e luglio, l’Europa occidentale ha vissuto i due mesi più caldi dall’inizio della serie ERA5. In molte aree dell’Italia occidentale le temperature di luglio sono risultate tra 3 e 5 gradi sopra la media.







