L’ambiente non è più una notizia “di settore”. È diventato uno dei grandi campi in cui si misura la capacità del Paese di leggere se stesso: nelle sue fratture climatiche, sociali, economiche, territoriali. E anche nella qualità del suo racconto pubblico.
È questa, a mio avviso, una delle evidenze più interessanti emerse agli Stati Generali dell’Informazione Ambientale, promossi a Roma da Pentapolis Institute ed Eco in Città, nella sede italiana del Parlamento Europeo, con l’adesione del presidente della Repubblica e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Al centro dell’appuntamento, la presentazione del Rapporto Eco Media 2025, giunto alla dodicesima edizione, che restituisce una fotografia significativa dell’informazione ambientale in Italia. Nel 2025, innovazione sociale e crisi climatica sono state le due tematiche “eco” più trattate nei palinsesti monitorati, con oltre un milione di citazioni ciascuna. Seguono economia, inclusa l’economia circolare, energia, risorse e biodiversità. Non è solo una classifica. È un segnale. Vuol dire che l’ambiente non vive più soltanto nelle emergenze, nelle ricorrenze o nelle grandi conferenze internazionali. È entrato stabilmente nel discorso pubblico. Si intreccia con il ruolo delle imprese sociali, delle aziende, del terzo settore, con la crisi climatica, con l’energia, con le risorse, con la finanza sostenibile, con i trasporti.









