VENEZIA - Una scuola per veneziani e turisti in pescheria a Rialto. È questa una delle proposte emersa nei giorni scorsi per valorizzare l'area realtina dove il mercato, attualmente, può contare solo su una quindicina di licenze tra frutta e pesce. Un tema molto dibattuto negli ultimi giorni su cui Roque Luna, "veneziano d'adozione" dal 1998 ed ex manager alla Guggenheim, riporta alla luce un'antica idea: «Perché non continuare a usare il cibo qui? Frequento da trent'anni il mercato, vedendo tutto lo spazio disponibile, mi chiedo perché non farlo usare da una scuola. Sarebbe l'occasione per valorizzare l'enogastronomia locale, ad esempio grazie al Barbarigo, facendo imparare un mestiere ai nostri giovani».
STUDENTI E CHEF Un'idea su cui l'amministrazione comunale potrebbe investire, rinunciando a eventuali canoni, ma che potrebbe portare ai risultati nel lungo periodo, con studenti che potrebbero diventare i prossimi punti di riferimento della ristorazione. Allo stesso modo si potrebbero coinvolgere le scuole del territorio, per fare in modo di adattare gli spazi, recuperando l'area. Per Luna il tema è caldo: «Vantiamoci del nostro futuro, gli studenti potrebbero aprire un ristorante due, tre volte alla settimana, a pagamento. Sarebbe una valorizzazione anche per il mercato, che oggi si è ridotto a vendere spezie in sacchettini per i turisti - prosegue l'ex manager -. Bisogna riportare il vero cibo, non solo oggetti che sembrano le calze di Natale. Per arricchire il tutto, una giornata ogni tanto si potrebbe portare qualche chef stellato a collaborare con i giovani. E, magari, qualche pensionato come me potrebbe fare da volontario, visto che mi piace cucinare perché mi piace mangiare». Un argomento che era già emerso proprio dall'interno del Barbarigo, su cui però è calato il silenzio nel corso degli anni. IL PORTAVOCE Per Gino Mascari, portavoce dei commercianti di Rialto, dopo le lotte per ottenere la fermata, il mercato sta morendo: «Ci sono bengalesi che vendono riso, bibite, di certo non generi alimentari in linea con la tabella merceologica. Su 54 licenze che c'erano 15 anni fa, oggi ne sono rimaste otto di frutta e verdura, di cui solo tre sono "nostrani". E sul pesce ce ne sono solo sette». Ecco che sale la nostalgia per quello che era e quello che invece è oggi: «Sarebbe bello dare la possibilità di far cucinare i prodotti a fianco a dove si vendono, un po' come accade a San Lorenzo di Firenze. Sarà dura da digerire, però servono soldi, servono investimenti. Negli anni scorsi abbiamo fatto due presentazioni all'Ateneo Veneto con architetti importanti e un imprenditore disposto a investire. Non se n'è più fatto niente». Resta così l'amarezza per un'opportunità che si potrebbe cogliere: «Nella loggetta si potrebbe avviare un piccolo bar o ristorante di alto livello, oltre a sfruttare i circa mille metri quadri, aprendoli ad eventi per i veneziani. Il tema infatti è sostenere i costi di questa struttura, ad esempio la guardiania per dodici mesi l'anno, luce acqua e gas». L'obiettivo finale è quello di salvaguardare un mercato che oggi sta conoscendo la sua pagina più buia, conclude Mascari: «È triste vedere come siamo ridotti oggi».






