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La questione delle primarie è diventata come la situazione dell'asino di Buridano che non sapeva scegliere tra due porzioni uguali di fieno e rimaneva fermo come, appunto, un asino. L'asino del Pd si trova nella medesima situazione: non sa a che santo votarsi perché in fondo ha capito che qualunque cosa fa sbaglia. Un vero capolavoro. Come fa a non fare le primarie, come vuole una parte consistente del partito, se ha passato l'ultimo anno a parlare solo di primarie? D'altra parte, come fa a farle sapendo che saranno un massacro, una sarabanda in cui il campo largo dimostrerà di non essere una coalizione né di governo né di opposizione? Un dilemma senza uscita. Robertino Speranza le ha definite un autogol. Magari! Un autogol si recupera. Ma due, tre autogol di fila no, non si recuperano. Mettono in evidenza che si gioca per perdere. Qualunque sia il risultato del diluvio. Il difetto è nel manico. La sinistra italiana passa da una sceneggiata all'altra. Dal cinema Lavitola al cinema Pd. Ma una sceneggiata che ha la pretesa di passare per cosa seria finisce in tragedia per poi ritornare ad essere sceneggiata, commedia, farsa. È una specie di eterno ritorno del partito degli uguali che credono di essere diversi e migliori fino a dire castronerie alla Bonaccini.













