Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiAppuntamento a settembre, dopo sobbalzi e pizzicotti, tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, che si incontreranno insieme ad altri (di sicuro i capi di Avs, incerti Matteo Renzi e i centristi). All’ordine del giorno la bozza del programma con cui presentarsi alle politiche del prossimo anno. Ma ci sarà anche il modo da sciogliere del candidato poiché ormai i tempi stringono. Sceglierlo con le primarie appare più semplice a dirsi che a farsi. Il rischio di un’implosione è dietro l’angolo. Tanto che nel Pd e nelle aree politiche vicine incominciano a sorgere dubbi sull’opportunità di fare combattere tra loro esponenti di partito che per cercare di vincere ineluttabilmente forzeranno le divisioni, già per altro profonde all’interno del campo largo.

C’è chi intravede il pericolo che le primarie finiscano per lasciare sul campo un mucchio di macerie. Certo, non è semplice scegliere un candidato di coalizione tra tanti agguerriti pretendenti ma buttarli nell’arena dei gladiatori ha i suoi azzardi. Anche un paladino delle primarie come Romano Prodi, che ebbe a suo tempo l’investitura dai gazebo, palesa il suo scetticismo: «Le primarie sono diventate un po’ un problema perché manovrate da tanti elementi esterni, per cui hanno perso il carattere che avevano un tempo. Sono diventate più giochi di correnti e di media che non una vera espressione di popolo» Allora che fare? Risponde: «Le primarie aperte a tutti mi fanno ridere. O si è tutti d’accordo su un Papa straniero, o alla guida deve andare il leader del partito più grande». Anche Rosy Bindi propone di saltare a piè pari le primarie per un embrassons nous «con un papa straniero al posto dei duellanti che dovrebbero fare un passo indietro».