È boom di cause davanti al Tribunale del lavoro di Monza per il riconoscimento dei 500 euro annui della Carta del Docente anche agli insegnanti precari. L’ultima sentenza, pubblicata il 24 agosto scorso dalla giudice Elena Greco, riguarda una insegnante calabrese che ha prestato servizio come supplente negli anni dal 2020/2021 al 2024/2025 e ha ottenuto la condanna del Ministero dell’Istruzione al pagamento di 2.000 euro, da accreditare sulla Carta del Docente o in un’altra forma equivalente, oltre alle spese processuali di circa 1000 euro. A sostegno della propria domanda l’insegnante sosteneva che l’Amministrazione scolastica deve fornire a tutti i docenti strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio, senza distinzioni tra docenti assunti a tempo indeterminato e assunti a tempo determinato. Il Ministero si opponeva ritenendo che "la carta elettronica del docente non è correlata alla prestazione lavorativa e non rientra tra quelle “condizioni di impiego“ per cui è sancita l’uguaglianza fra docenti a tempo determinato e docenti a tempo indeterminato" per cui, ad esempio, "è prevista non solo la formazione triennale, ma anche - in via aggiuntiva - la formazione obbligatoria, permanente e strutturale". La Carta del Docente è stata istituita nel 2015 per "sostenere la formazione continua dei docenti e valorizzarne le competenze professionali" e la normativa "ne esclude il personale non di ruolo".
Boom di ricorsi per i rimborsi anche ai precari
È boom di cause davanti al Tribunale del lavoro di Monza per il riconoscimento dei 500 euro annui della Carta...







