Le nostre città sono sempre più scollegate dalla natura. «La città medievale era circondata da boschi e campagna» dice Alfredo Fusco, architetto che si occupa di progettazione sostenibile e integrazione tra uomo e ambiente. «Dopo la rivoluzione industriale, questo rapporto è stato reciso». Ripensare il contesto urbano è un compito che spetta alle amministrazioni. Ma questa rivoluzione può giungere anche all’interno delle nostre case. Come? Applicando il biophilic design, o progettazione biofila, una disciplina che sta riscontrando un crescente interesse.
Alfredo Fusco, che è anche biophilic designer, ha dedicato a questo tema un libro appena uscito, intitolato Abitare la natura. Il biophilic design per il benessere in casa (Maggioli Editore) per raccontare ai professionisti ma anche alla gente comune come progettare una casa che includa elementi vivi e naturali.
Biophilic design, un senso di libertà
Non è solo un capriccio o una nuova moda. «La biofilia è stata codificata negli Anni Sessanta dallo psicanalista Erich Fromm, che per primo ha definito nell’essere umano una predisposizione verso il vivente» racconta Fusco. «Poi negli Anni Ottanta Edward O.Wilson l’ha rilanciato e nel decennio successivo l’ecologo Stephen Kellert ha aperto la strada per una sua applicazione in architettura».






