«Dobbiamo cambiare i nostri codici estetici in base a codici etici». Verde, acqua ed energie rinnovabili. Sono i tre elementi cardine sui quali fondare il ripensamento degli spazi urbani secondo l’architetto Marco Casamonti, docente di progettazione architettonica urbana presso la Scuola Politecnica dell’Università di Genova, che interviene così nel dibattito avviato da La Stampa sul rapporto tra urbanistica e cambiamento climatico. Il cambiamento climatico è un dato oggettivo. Il caldo non è più qualcosa di congiunturale ma è strutturale. Come ripensare i centri urbani?«Ogni centro urbano è quello che definiamo un’isola di calore. Le superfici in asfalto sono scure: assorbono calore e lo restituiscono la notte. Quindi non c’è nemmeno più il refrigerio delle ore notturne. La mancanza di superfici drenanti e verdi con questa ondata di caldo rende la situazione peggiore». Come si interviene?«In un solo modo: implementando le superfici verdi e diminuendo le superfici pavimentate. Un tempo c’erano campagna e città. Natura e artificio. Erano due facce di una medaglia. Oggi la superficie delle città si è estesa talmente tanto che è venuto a mancare quell’equilibrio che c’era un tempo. Occorre contrastare la separazione tra natura e artificio portando la natura dentro la città. Bisogna rinaturalizzare i suoli artificializzati. Bisogna piantare alberi. È una strategia evidente e non c’è alternativa a questo processo. E poi c’è un’altra questione».