A Lamezia Terme la crisi non riguarda più soltanto un assessore revocato. E forse non l’ha mai riguardato. Lo scontro esploso tra il sindaco Mario Murone e Futuro Nazionale, il movimento che fa riferimento a Roberto Vannacci e che in Calabria ha nel deputato Domenico Furgiuele uno dei suoi principali esponenti, sta assumendo le dimensioni di una vera resa dei conti dentro la coalizione che nel 2025 ha conquistato Palazzo Maddamme.

Da una parte Murone rivendica il diritto – e il dovere – di difendere la coerenza politica della propria maggioranza: chi cambia collocazione nazionale, sostiene il sindaco, non può pretendere di restare come se nulla fosse dentro la stessa compagine amministrativa. Dall’altra Furgiuele rovescia completamente il ragionamento: non ci sarebbe stato alcun tradimento del patto con gli elettori, perché la scelta nazionale di Futuro Nazionale sarebbe stata conosciuta dal primo cittadino. E per dimostrarlo mette sul tavolo non soltanto parole, ma una fotografia: quella che, secondo il deputato, risale al 24 agosto 2026, pochi giorni prima dello strappo. È qui che la vicenda smette di essere una normale polemica di Palazzo e diventa politicamente interessante. Perché in discussione non c’è semplicemente chi abbia ragione tra Murone e Furgiuele. C’è una domanda più grande: quanto può cambiare una maggioranza dopo il voto senza cambiare il patto sul quale quella maggioranza è nata?