HomeCronacaSceneLa morte di Noemi e un silenzio che non è alibiLa donna trovata impiccata nel Catanese. Il fidanzato le attribuisce frasi che nessuno può smentire. Ma nemmeno confermareI carabinieri coordinano le indagini sulla morte di Noemi ImpellizzeriRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 30 agosto 2026 – "Non c’era più nulla da fare". Tony Proietto lo avrebbe stabilito da solo davanti al corpo di Noemi Impellizzeri, la donna trovata impiccata nella sua casa di Riposto. Dice di averne visto i piedi violacei e di aver capito che fosse morta da tempo. Ma un colore non è un certificato di morte e Proietto non è un medico. Chi trova una persona impiccata non deve decidere se sia ancora salvabile ma deve chiamare i soccorsi. Lui, invece, ha cercato la madre e il fratello di Noemi. Perché contattare chi poteva soltanto ricevere una notizia terribile e non chi avrebbe potuto tentare di salvarla o almeno accertarne il decesso? Lo shock può paralizzare e confondere, ma non diventare un lasciapassare per spiegare ogni comportamento.

Il nodo ricorda Garlasco. Alberto Stasi disse di aver trovato una persona, ma chiamò il 118 soltanto davanti alla caserma dei carabinieri. I casi non sono sovrapponibili, la domanda però è la stessa. Che cosa accade tra il ritrovamento di un corpo e la richiesta d’aiuto? Nel caso di Noemi, quella richiesta non sarebbe mai partita da Proietto, che è indagato per omicidio. Come a Garlasco, davanti al corpo di una persona cara e a quella che potrebbe rivelarsi una scena del crimine, il primo pensiero non sembra essere stato quello di tentare il tutto per tutto per salvarla.