di
Alfio Sciacca
I dubbi sul suicidio della 33enne e sul rogo in casa. L’uomo sotto accusa: «Aveva un altro»
«Noemi era già morta quando è stato appiccato il fuoco» nella sua casa di Riposto. A dirlo è lo stesso fidanzato della vittima, Tony Proietto, che si è saputo giovedì è anche l’unico indagato per la morte della 33enne, madre di tre figli. L’incendio, forse, doveva servire a cancellare le tracce di un possibile femminicidio. Ma l’uomo dice di essere innocente. Nega anche di essere stato il fidanzato di Noemi e si rimprovera solo di aver sottovalutato le parole della donna che due sere prima aveva minacciato il suicidio.
«C’era un’amicizia — ha raccontato —, forse lei provava ancora qualcosa. Ma io ho moglie e due figli e mi ero allontanato. Lei mi ha cercato venerdì sera. In videochiamata mi ha detto che aveva comprato una corda e stava cercando su YouTube un tutorial per vedere come fare il cappio e suicidarsi. Non pensavo facesse sul serio, ed ora mi sento in colpa per questo». Ricostruzione tutta da verificare. Anzi, potrebbe essere un macabro oltraggio alla vittima. Gli inquirenti cercano riscontri ad un racconto dove affiorano tante stranezze. Proietto conferma di aver visto il cadavere senza dare l’allarme. «Non rispondeva al cellulare e sono andato a cercarla. Avrei dovuto chiamare il 118, a quest’ora tutto sarebbe più chiaro — dice —. Ho telefonato a sua madre, ma non rispondeva. Ho cercato suo fratello, ma non mi ha voluto ascoltare».











