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Alfio Sciacca

Catania, la donna aveva 34 anni e tre figli ancora piccoli. La sorella: «Non aveva ragioni per suicidarsi». E punta il dito sul compagno

Il cadavere è stato rinvenuto domenica scorsa all’alba in camera da letto. Noemi Impellizzeri aveva 34 anni, un matrimonio alle spalle e tre figli ancora piccoli. Apparentemente si è tolta la vita impiccandosi. Non ha lasciato nulla di scritto. Nella casa in cui viveva, alla periferia di Riposto (Catania), è scoppiato anche un incendio che ha solo lambito il cadavere. Un suicidio ma con tanti, troppi, punti oscuri. A partire dalla più banale delle considerazioni: perché una persona che vuole farla finita dovrebbe dar fuoco alla casa e poi impiccarsi? La Procura di Catania e i carabinieri di Giarre, che seguono le indagini, si muovono con cautela. Ma non escludono alcuna ipotesi. Compresa quella della messinscena per nascondere un femminicidio.

Chi non crede affatto al gesto estremo è la famiglia di Noemi. «Non si è suicidata, non aveva alcuna ragione per farlo», dice la sorella Valentina. E con lei anche i genitori e i due fratelli della 34enne che parlano per bocca dei loro legali. «Dopo aver effettuato la perizia per il tramite del nostro medico legale, riteniamo che sussistano validi elementi per escludere il suicidio tramite impiccagione», dicono gli avvocati Valeria Raciti e Francesco Strano.