Si infittisce il mistero sulla morte di Noemi Impellizzeri, la giovane mamma di 33 anni trovata senza vita quattro giorni fa, all'interno della sua abitazione in via Circumvallazione a Riposto. Il corpo della donna è stato rinvenuto impiccato nel vano cucina di un’abitazione parzialmente danneggiata da un misterioso incendio, un elemento che rende ancora più complesso il lavoro degli inquirenti, impegnati a stabilire se si sia trattato di un tragico suicidio o se dietro il decesso possa esserci un’azione di terzi. Peggio. Una azione di depistaggio e con l’obiettivo di cancellare ogni prova. Tesi che, allo stato, rimane solo una delle ipotesi in campo. Al momento, c’è un indagato con l'ipotesi di reato di omicidio volontario, come anticipato ieri da La Sicilia: è Toni Proietto, manovale di 49 anni residente a Giarre, amico intimo della vittima. L'iscrizione, confermata da fonti della Procura e resa nota dall'avvocato difensore dell'uomo, Ivan Siragusa, rientra nell’ambito degli accertamenti tecnici irripetibili disposti sul caso.

L'indagato, attraverso il suo legale, «ha negato categoricamente ogni coinvolgimento nella morte della 33enne». Secondo quanto riferito dall'avvocato Siragusa, « l'uomo è stato iscritto nel registro in quanto identificato come la persona che ha avuto gli ultimi incontri documentati con la vittima. Fin dalle prime battute delle indagini, il mio assistito ha mostrato un atteggiamento collaborativo con gli inquirenti, fornendo informazioni dettagliate, consegnando i propri telefoni cellulari e sollecitando l'acquisizione delle immagini di videosorveglianza della zona per consentire i dovuti riscontri».