Pasquale Ferraro
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“La Piazza – Il bene comune”, la kermesse organizzata da Affaritaliani a Ceglie Messapica, se da un lato ha consacrato il dibattito politico di questa estate dalle temperature torride, dall’altro ha sancito l’apertura della stagione che ci condurrà alle prossime elezioni politiche. Per questo il videomessaggio di Giorgia Meloni — che tra una settimana sarà a Bari per celebrare il traguardo del governo più duraturo della storia repubblicana e, per voler essere ancora più precisi, anche il terzo più longevo dall’Unità d’Italia ad oggi — assume un valore ulteriore e fa intuire la volontà dell’esecutivo di mettere in risalto i suoi successi in politica interna e politica estera, partendo dal primo risultato che Giorgia Meloni e il centrodestra hanno saputo raggiungere e che molti non davano affatto per scontato: quello della stabilità.
La differenza, non a caso, risiede in quel famoso dettaglio che costituisce il solco tra centrodestra e centrosinistra: il centrodestra è una realtà politica, il centrosinistra un’utopia e, per i più ottimisti, al massimo un’ispirazione. Meloni lo sa bene e sa anche che questa sfumatura non sfuggirà agli italiani; e nel dubbio lei è lì a rammentarlo, della serie “o me o il caos”, che poi, alla luce di quel che si vede ad oggi, corrisponde anche alla realtà. Il Mezzogiorno è un tema politico e allo stesso tempo una roccaforte conservatrice, ed è per questo che la Premier rivendica la scelta della Zes unica che “ha generato finora un giro d’affari da 60 miliardi di euro nel Mezzogiorno, che ha contribuito a far crescere questi territori più della media nazionale”: una musica del tutto opposta alla propaganda grillina, fatta di sussidi e strumenti nocivi nel favorire quell’impulso imprenditoriale che può dare respiro e crescita all’economia meridionale. L’obiettivo per la Presidente del Consiglio è “rendere l’Italia più forte, più coesa, più competitiva, più capace di vincere le sfide di questo tempo”.







