Di: SEIDISERA - Romina Lara / FCi Dopo la violenta inondazione avvenuta in Nepal e Tibet, a guardare gli sviluppi della situazione con apprensione c’è anche la piccola comunità nepalese presente in Ticino. In questi giorni si è riunita per parlare di quanto accaduto, condividere le preoccupazioni, ma anche farsi forza. “È molto triste. Questa catastrofe sta colpendo molte famiglie e sta distruggendo le infrastrutture, che è negativo per lo sviluppo del Paese”, dice ai microfoni di SEIDISERA Tej, originario di Bhaktapur, una città nella Valle di Kathmandu, e in Ticino dal 2018. “Se ci fosse stata la possibilità sarei già andata giù per dare una mano. Avrei fatto quello che potevo”, racconta Sanju, anche lei cittadina nepalese e in Ticino dal 2019. “Non poter fare nulla, essere lontano... È questa la tristezza più grande che sento”.Posti conosciuti che non ci sono piùI genitori e i parenti di entrambi sono lontani dalle zone colpite, che sono però luoghi che conoscono bene. Tej faceva la guida turistica in Nepal: “Conosco molte persone che abitano quella zona. Ci sono tantissimi villaggi dove andavo spesso”, spiega. “Ho provato a contattare alcune persone che conoscevo, però purtroppo non sono riuscito a sentirli.Anche Sanju ricorda quei luoghi, che ha frequentato più volte per fare trekking. “Non è facile vedere che quei posti non ci sono più. Alcune persone che magari ho conosciuto penso che non ci sono più. È una grande tristezza”.Inizialmente non si era resa conto della portata del disastro: “Quando ho visto la notizia di questa inondazione pensavo che fosse come quelle che ci sono spesso durante i monsoni. Poi vedendo le immagini mi sono resa conto”. A quel punto Sanju ha contattato i suoi genitori per sapere se loro e altri parenti stessero bene. Un territorio fragileEntrambi erano in Nepal quando nel 2015 vi fu il terremoto e la preoccupazione è tanta per la fragilità di un territorio che era forse già stata intuita, ma che nessuno immaginava così grande: “Quando facevo la guida a volte c’era un vento fortissimo e cadevano sassi”, racconta Tej. “Mi preoccupa tantissimo dato che non vediamo tanti miglioramenti per recuperare questo riscaldamento climatico”, afferma Sanju. “Sicuramente succederà più spesso e non solo in Nepal. Però essendo un Paese molto piccolo e tecnologicamente più indietro, magari subirà più disastri”.Kam for sud impegnata a raccogliere fondiSia Tej sia Sanju sono vicini a Kam for Sud, organizzazione senza scopo di lucro fondata in Ticino e attiva in Nepal per promuovere lo sviluppo sostenibile. Sanju, che ha lavorato con l’organizzazione, indica che Kam for Sud è “in prima linea per raccogliere i fondi in Svizzera e il gruppo che opera in Nepal sta cercando la fonte più affidabile per verificare quali aiuti possiamo dare”. “Cerco dei modi per aiutare le persone, una consulenza familiare o un supporto emozionale e mentale sono cose che mi piacerebbe fare”, dice Tej.Nonostante il momento di grande tristezza Sanju prova anche della speranza per il suo popolo: “Siamo persone molto resilienti, ce la faremo anche questa volta. Andiamo avanti”.
Nepalesi in Ticino: “Non è facile vedere che quei posti non ci sono più” - RSI
La comunità nepalese in Ticino segue con apprensione le inondazioni in Nepal e Tibet. Tej e Sanju raccontano dolore, impotenza e speranza per il loro Paese.














