Di: Radiogiornale-Camilla Camponovo/ARi Come si caratterizza in Nepal la morfologia del territorio che è stato devastato dall’alluvione di mercoledì scorso? Il Radiogiornale lo ha chiesto a due ticinesi che conoscono bene questa realtà attraversata da montagne e corsi d’acqua, nella quale la realizzazione di infrastrutture deve spesso confrontarsi con la forza e i rischi della natura.Tommaso Fava e Nicola Ritter, studenti rispettivamente in biologia e ingegneria meccanica, fanno parte dell’associazione Seed of Light e, insieme ad un terzo collaboratore, portano avanti progetti idroelettrici nelle località più discoste del Nepal. Uno di essi, spiega Nicola, consisteva nella costruzione di un impianto a turbina “che genera elettricità, prendendo la potenza del fiume che attraversa” una vallata. In un’area situata “nella regione nord-est” del Paese. Un progetto che ha consentito di portare elettricità a vari villaggi nepalesi discosti; più nel dettaglio, a 8 località per un totale di circa 1’000 persone.Il salvataggio di un uomo rimasto intrappolato, dopo l'alluvione, in un tunnel idroelettricokeystoneSul terreno, descrive Tommaso, c’è “un cantiere continuo” per la costruzione di strade, perché all’arrivo della stagione monsonica questa “tira via tutto” e le strade vanno ricostruite “praticamente ogni anno”; non c’è modo di cementarle. Queste strade sono logisticamente assai “complesse da raggiungere”. Tanto che “un percorso di 20 chilometri” lo si può compiere con una jeep “in 3-4 ore”. Sono queste le condizioni, sottolinea, con cui occorre fare i conti su un territorio che è “estremamente sfortunato a livello geologico ed estremamente povero”. Gli abitanti hanno “pochissime risorse per proteggersi” in queste “vallate a V che si trovano ai piedi della catena dell’Himalaya”. La situazione, “con questi problemi estremi d’incremento di temperatura a livello globale” è al giorno d’oggi “estremamente preoccupante”. E dopo l’evento catastrofico di tre giorni fa, sottolinea Nicola, “ce ne saranno tanti altri a venire”. Una prospettiva che grava su comunità rurali che “non hanno minimamente le risorse tecnologiche ed economiche per proteggersi e prevenire” simili eventi. Su tante persone nate, cresciute e radicate su un territorio nel quale “non hanno nulla”. E che non hanno “modo di prendere e andare via da lì”. 400 morti e 3000 dispersi in NepalTelegiornale 29.08.2026, 12:30
Nepal: dopo la catastrofe, “ce ne saranno tante altre” - RSI
La vulnerabilità del Paese, sullo sfondo dei mutamenti climatici, nelle parole di due ticinesi che conoscono molto bene il territorio devastato dall’alluvione












