Non le piogge torrenziali, ma un terremoto in alta montagna è alla base dell'alluvione-lampo (o 'flash-flood') che ha travolto numerosi villaggi, al confine tra Nepal e Tibet, nella sua estensione fino a 50 km. Lo sostiene, interpellato dall'ANSA, il climatologo del Consorzio Lamma-Cnr, Tommaso Torrigiani.
"Le alluvioni-lampo - sottolinea - riguardano in genere corsi d'acqua minori, e possono essere pericolose perché inaspettate. Spesso interessano zone dove non cade nemmeno una goccia d'acqua: in questo caso è stato un sisma, di magnitudo 4.4 a provocarla". La massa di detriti e fango che si è formata, secondo l'esperto, "ha travolto inizialmente i centri abitati che si trovano lungo il fiume di Bhote-Koshi, fino ai villaggi presenti a 500 metri di altitudine".
In pratica, continua Torrigiani, "la frana innescata dal sisma al confine tra Nepal e Cina, sulle montagne del Tibet, riversandosi sul corso d'acqua ha causato la formazione di colate di fango misto a detriti che hanno buttato giù ponti, invaso dei villaggi via via più abitati scendendo di quota. Si è in sostanza creata una diga naturale, che ha ceduto".
Teoricamente, per Torrigiani, "le alluvioni-lampo potrebbero verificarsi anche in Italia, in particolare nelle zone di montagna: a differenza delle esondazioni ad esempio dell'Arno o del Po, queste si potrebbero verificare in maniera improvvisa e su zone estremamente localizzate, riguardando corsi d'acqua minori".










