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L’acqua arriva come un cannone, inarrestabile. Case, ponti, strade: in un attimo l’alluvione, con onde gigantesche, travolge tutto, lasciando dietro di sé solo fango e distruzione. E morti: almeno 100 secondo un bilancio provvisorio della polizia nepalese. Ma il conto potrebbe essere sensibilmente più salato viste le 579 persone ancora irraggiungibili, tra cui 113 nepalesi e 466 stranieri provenienti da 28 Paesi diversi, come riporta l’Ente del turismo del Nepal. Sul sito Dove siamo nel mondo dell’Unità di crisi della Farnesinaci sono 90 gli italiani registrati tra Tibet e Nepal, ma «i due che risultano coinvolti sono in buone condizioni», ha assicurato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Le immagini che arrivano dal distretto montuoso di Rasuwa, nel nord del Nepal, a ridosso della frontiera con il Tibet cinese, raccontano una tragedia immane. La piena ha seguito il corso del fiume Bhotekoshi, spazzando via tutto nelle località di Timure e Syapru Besi, prima di proseguire verso valle e colpire anche i distretti di Nuwakot e Dhading. Anche sul versante cinese la situazione è drammatica. Nella regione autonoma del Tibet, la frana originatasi dal lato nepalese ha colpito il valico di Gyirong, interrompendo comunicazioni e forniture elettriche. Le autorità cinesi hanno riferito per ora di tre morti e 265 dispersi e il presidente Xi Jinping ha ordinato di profondere il massimo sforzo per le ricerche e di rafforzare il monitoraggio per prevenire nuovi disastri. Almeno 574 soccorritori sono stati mobilitati dalle autorità di Pechino, ma le operazioni sono particolarmente difficili a causa delle condizioni del terreno: per raggiungere la zona sono necessarie almeno quattro ore, perché i percorsi di accesso sono ostruiti da uno strato di sedimenti profondo circa un metro e mezzo.










