Avanza in silenzio. Crea placche lungo le arterie, riduce progressivamente il flusso di sangue e ossigeno agli organi e magari lo fa senza dare segni. Quindi spesso non viene individuata. Poi, quando esplode in tutta la sua durezza, porta ad infarti, ictus e non solo. Stiamo parlando dell’aterosclerosi silenziosa, con le lesioni che non arrivano a creare chiari segnali sull’organismo. Il problema è che non interessa solo chi è avanti con gli anni pur se gli anziani sono più a rischio. Si può individuare già nei ragazzi con tecniche di imaging che rilevano il quadro nel cuore, nelle arterie del collo e delle gambe di persone senza una nota malattia cardiovascolare aterosclerotica. Il fenomeno è più diffuso di quanto si pensi. Questa condizione infatti è stata è stata riscontrata in circa 1 partecipante su 13 tra 18 e 29 anni e la sua prevalenza è aumentata a 9 partecipanti su 10 di età compresa tra 60 e 70 anni. A segnalare questo pericolo e l’importanza di arrivare presto per studiare percorsi di prevenzione mirati sono i risultati dello studio REACT presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) di Monaco di Baviera e pubblicati sul New England Journal of Medicine.