La chiamano il "killer silenzioso" perché non si sente. Ma intanto lavora nell'ombra, danneggiando cuore, cervello, reni, occhi e le arterie in generale. In Italia sono milioni le persone che soffrono di ipertensione, tra quelle che lo sanno e quelle che ignorano di esserlo. Secondo i nuovi dati del Progetto CUORE dell'Istituto Superiore di Sanità, quasi il 37% degli uomini e almeno due italiane su cinque tra i 35 e i 74 anni hanno la pressione alta o assumono farmaci per controllarla. «Una quota consistente della popolazione adulta - commenta Chiara Donfrancesco, ricercatrice dell'Istituto Superiore di Sanità e responsabile dell'indagine nazionale periodica, Italian Health Examination Survey - Progetto CUORE - convive con valori di pressione arteriosa elevati, spesso senza esserne consapevole. Per questo è fondamentale promuovere un monitoraggio periodico della pressione arteriosa e sensibilizzare a seguire i suggerimenti sugli stili di vita e le prescrizioni farmacologiche del medico».
Il trattamento Il dato più inquietante è che sono ancora troppi gli italiani che convivono con l'ipertensione ignorandola: il 41% degli ipertesi e il 31% delle donne con pressione elevata non sa di avere il problema. Poi però ci sono anche quelli che pur sapendolo, non si curano (il 12% degli uomini e il 15% delle donne). E anche tra chi è in trattamento, molti continuano ad avere valori troppo alti, "fuori target" come dicono gli esperti. Ma attenzione, avvertono le nuove linee guida europee: la pressione non inizia a fare danni solo sopra i 140/90 (quello considerato il valore soglia dell'ipertensione, fino a qualche anno fa). Ciò significa che anche i valori considerati finora quasi normali possono essere pericolosi. E questo ha portato gli esperti, sia in Europa che negli Usa a ritoccare verso il basso la soglia di normalità.Posto che per la Società Europea di Cardiologia (ESC) e quella di Ipertensione (ESH) continuano a definire "iperteso" solo chi ha superato la fatidica soglia dei 140/90 mmHg, i valori di normalità oggi sono stati portati al di sotto dei 120/80 mmHg. E chi si trova nel limbo tra la normalità e l'ipertensione viene considerato appartenente alla fascia "pressione arteriosa elevata" (quella tra 120 e139 mmHg di massima e tra 70 e 89 mmHg di minima), da attenzionare soprattutto con la correzione degli stili di vita. Più tranchant sono gli esperti Usa che, senza troppi sofismi, nelle ultime linee guida delle società americane di cardiologia definiscono "ipertensione di stadio I" i valori pressori di 130-139 per la massima e quelli di 80-89 mmHg per la minima. E in coerenza con questa nuova definizione, raccomandano di iniziare il trattamento farmacologico a partire dai 130 mmHg di sistolica (senza aspettare i fatidici 140/90 mmHg). Per tutti infine, europei e americani, il nuovo obiettivo terapeutico da raggiungere con i farmaci anti-ipertensione è stato abbassato a 120-129 di sistolica.A rischio Insomma, milioni di italiani che pensavano di poter stare tranquilli potrebbero invece essere già a rischio cardio-vascolare, in quanto ipertesi. I nuovi limiti di normalità allargano infatti di quasi 10 milioni la platea da monitorare. Così, se in passato gli ipertesi stimati in Italia erano circa 18 milioni, ora sono 25-28 milioni. Un bel cambiamento se si pensa che negli anni 70, per essere considerati ipertesi bisognava superare i 160 di massima e i 95 di minima. Gli attuali valori di "normalità" fanno segnare una riduzione di quasi il 20%, come ricorda un'analisi dell'Università di Bologna pubblicata sulla rivista Medical Sciences.«Spostare i valori soglia verso il basso - riflette il professor Lamberto Manzoli del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Bologna - non determina soltanto un 'cambio di stato' (da persona sana a paziente) per milioni di persone, ma significa anche che tantissimi pazienti già in terapia non sono più a target di trattamento e devono dunque aumentare numero e dosaggio dei farmaci per centrare i nuovi obiettivi».Il movimento Ma il problema ipertensione non si risolve solo a suon di pillole (o di poli-pillola). La vera battaglia si gioca e si vince soprattutto con l'attenzione e le modifiche allo stile di vita. Uno degli slogan delle linee guida, facile da memorizzare è "meno sale, più potassio". E tanti altri ne seguono: "Più movimento, ma non solo camminate". Perché anche esercizi di resistenza con pesi leggeri possono aiutare ad abbassare la pressione. Fondamentale poi perdere peso, perché sovrappeso e obesità restano tra i principali motori dell'ipertensione. E la strategia più importante resta la misurazione periodica, a casa, dal medico o in farmacia. Anche da giovani, soprattutto se in casa ci sono degli ipertesi. Bastano pochi minuti per accorgersi in tempo di un problema che, se ignorato, può costare molto caro.









