Ipertensione arteriosa, volgarmente conosciuta come pressione alta, è detta anche “killer silenzioso” perché spesso asintomatica; pur silenziosamente però può causare patologie come ictus e infarti. Un terzo degli ipertesi non è consapevole della propria condizione, impedendo così i controlli che rivelerebbero per tempo i danni. In Italia questa patologia colpisce circa 15 milioni di persone, con una prevalenza che supera il 50% tra gli ultra-settantaquattrenni.
Fattori di rischio
L'ipertensione aumenta il rischio di malattie cardiache e ictus, alcune delle principali cause di morte in Italia, negli Stati Uniti e nel mondo, causando svariate migliaia di decessi. Una stima relativa agli afroamericani calcola che oltre il 56% soffra di ipertensione, una percentuale sproporzionatamente più alta rispetto alla prevalenza del 48,1% della popolazione totale. Poiché gli afroamericani sono stati sottorappresentati negli studi sull'ipertensione, è fondamentale comprendere le potenziali cause e le strategie di prevenzione e trattamento efficaci per questa popolazione. Dati recenti hanno evidenziato un'associazione inversa tra ipertensione e produzione di butirrato microbico intestinale. Il butirrato è un acido grasso a catena corta (SCFA), è prodotto dai microbi intestinali ed è un metabolita chiave in grado di abbassare la pressione sanguigna. Un'analisi trasversale ha riscontrato associazioni inverse tra ipertensione e butirrato sierico e fecale in pazienti oncologici in sovrappeso/obesi sopravvissuti, suggerendo il potenziale aumento del butirrato nel sangue o nell'intestino come intervento per l'ipertensione. In altre parole, si riscontra una presenza maggiore di butirrato in pazienti malati trattati per l’ipertensione.







