Inumeri parlano. E dicono che chi ha la pressione alta presenta un rischio da 1,2 a 1,5 volte superiore di andare incontro a problemi cognitivi. Ma quando si tratta di spiegare cosa sta dietro queste osservazioni, diventa difficile puntare il dito solo sull’ipertensione. Ora, a far luce su quanto avviene fin dall’inizio in caso di pressione alta sul sistema nervoso centrale, arriva una ricerca coordinata da Costantino Iadecola e Anthony Pacholko, entrambi dell’Università Weill Cornell, pubblicata su Neuron.

Lo studio sperimentale mostra come l’ipertensione agisca sulle arterie, sui neuroni e sulla sostanza bianca del cervello molto precocemente, magari anche prima che i valori pressori oltrepassino i valori consigliati. E soprattutto indica come mai, proprio per queste alterazioni iniziali, l'ipertensione sia fortemente associata a disturbi cognitivi, tra cui il deterioramento cognitivo vascolare e la malattia di Alzheimer. Il monito che emerge dall’indagine, sia pure se parliamo solo di sperimentazioni di laboratorio, è semplice. La pressione va controllata regolarmente, fin da giovani, per cogliere eventuali “sbalzi” verso l’alto che potrebbero creare problemi a livello del sistema nervoso senza nemmeno essere percepiti.