Un team di ricercatori brasiliani ha individuato un nuovo possibile obiettivo per il trattamento dell’ipertensione resistente, nel cervello. Qui infatti si trovano alcuni neuroni (noti come neuroni parafacciali laterali, nel midollo allungato), che regolano la respirazione ma anche il diametro dei vasi sanguigni e così la pressione.
“Non era mai stato dimostrato che i neuroni che generano l'attività espiratoria comunicassero con quelli che controllano l'attività simpatica e il diametro dei vasi sanguigni per influenzare la pressione sanguigna", ha dichiarato infatti Davi José de Almeida Moraes, dell’Università di San Paolo, tra gli autori del nuovo lavoro.
L’ipertensione arteriosa colpisce 1,4 miliardi di persone
Da qualche tempo i ricercatori si concentrano anche sul cervello per cercare di spiegare i casi di ipertensione resistente, ovvero quelli in cui malgrado il ricorso diversi trattamenti (almeno tre) e raccomandazioni sugli stili di vita, la pressione arteriosa non scende, ricordano dalla Società italiana dell’Ipertensione arteriosa. La pressione alta è una condizione diffusissima: si stima che interessi quasi la metà della popolazione adulta in Italia, un terzo a livello mondiale (pari a circa 1,4 miliardi di persone).






