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I cosiddetti “attacchi ibridi” attribuiti alla Russia contro i paesi europei stanno diventando sempre più gravi e numerosi. Prendiamo soltanto gli eventi di agosto: all’aeroporto di Lipsia, in Germania, un attacco con droni è andato molto vicino al diventare un disastro aereo. L’attacco è stato attribuito alla Russia da numerose agenzie di intelligence internazionali, anche se il governo tedesco non ha ancora fatto accuse ufficiali. A Berlino invece è stata data notizia dell’esistenza di un vecchio deposito di armi usato probabilmente dalla Russia per compiere omicidi in Germania.
A Colleferro, fuori Roma, le autorità stanno indagando sull’esplosione di una fabbrica di munizioni destinate anche all’Ucraina, e stanno valutando la possibilità che si sia trattato di un sabotaggio russo, anche se finora il governo italiano ha minimizzato. Ci sono stati incendi anche in una fabbrica di armi in Bulgaria e in una di droni in Estonia.
In Romania è stato distrutto un drone esplosivo vicino a un importante impianto per l’estrazione di gas naturale nel mar Nero: anche in questo caso si ritiene che il drone fosse russo. La Polonia ha annunciato di aver sventato il tentato omicidio di un cittadino ucraino-statunitense ordinato dalla Russia. Velivoli russi hanno violato gli spazi aerei di Polonia e Romania. Gli attacchi informatici della Russia contro sistemi e infrastrutture europei ormai da anni si contano a decine al giorno.













