Il drone russo all'aeroporto di Lipsia segna un punto di svolta. L'analisi di Alessandro Marrone, esperto dell’Istituto affari internazionali
Quali sono i limiti della guerra ibrida? Cosa possono fare l’Europa e la Nato contro la Russia? Quanto siamo andati vicini, con il drone russo potenzialmente letale all’aeroporto di Lipsia, allo scoppio di un conflitto? La denuncia della Germania sull’episodio del 4 agosto, attribuito interamente alla Russia, apre una fase nuova delle schermaglie ibride usate dalla Russia per destabilizzare le democrazie occidentali. Una strategia non nuova, ma che sta diventando sempre più aggressiva, spiega all’Adnkronos Alessandro Marrone, esperto dell’Istituto affari internazionali.
La “guerra ibrida” combina strumenti militari e non militari; include cyberattacchi, disinformazione e guerra cognitiva, sabotaggi, uso di droni e attività marittime “ombra”. La finalità è testare difese, individuare vulnerabilità e tempi decisionali, intimidire istituzioni e opinione pubblica, erodere fiducia e coesione politica mantenendo l’opacità e la negabilità del coinvolgimento diretto del Cremlino. Coinvolgimento che stavolta la Germania ha confermato. Cosa mancherebbe allora per una risposta militare vera e propria? “Probabilmente presenza militare ostile e vittime”, riassume Marrone.











