La guerra ibrida che la Russia conduce da anni in Europa ha fatto un salto di scala nell’ultima estate. Attacchi come quello di Lipsia, poi sabotaggi, incendi, cyberattacchi e altre operazioni contro infrastrutture e aziende legate alla difesa diventano sempre più frequenti. Secondo le intelligence europee nei prossimi mesi andrà peggio anziché migliorare. Gli episodi più recenti mostrano che Mosca è disposta a rischiare di più, avvicinandosi al confine tra provocazione e aggressione. L’Europa, invece, sembra incapace di rispondere a dovere. Sempre più spesso i governi sanno riconoscere la mano russa dietro certi eventi, ma non hanno ancora trovato un modo efficace per fermarla o dissuaderla.

Raccogliendo le valutazioni di funzionari della difesa e dell’intelligence occidentali, il Financial Times scrive che la Nato sta facendo abbastanza per impedire un’escalation convenzionale o nucleare, ma non abbastanza per le operazioni che restano sotto la soglia prevista dall’Articolo 5 del Patto Atlantico. «Dobbiamo ripensare il nostro approccio alla guerra ibrida», ha detto un alto funzionario occidentale al quotidiano economico britannico.

Per anni l’Europa ha potuto considerare queste aggressioni come problemi di sicurezza da gestire caso per caso. Ora la campagna russa sta toccando nuovi livelli di minaccia, che lentamente stanno diventando il new normal, una consuetudine a cui gli europei rischiano di assuefarsi.