Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiTassare gli “extraprofitti” delle società energetiche. È un ritornello ricorrente, ma privo di qualunque ragionamento economico sottostante.
1) Che cos’è esattamente un extraprofitto? Dove finisce il profitto “normale” e dove comincia quello “extra”? Il concetto sembra appartenere più alla morale che all’economia, una roba da ayatollah. La civiltà economica richiede che una imposta abbia una base imponibile definita secondo criteri oggettivi e non sulla base di un giudizio soggettivo.
2) C’è poi un problema di simmetria. Aumentiamo la tassazione quando un’impresa realizza un profitto superiore a quello considerato “normale”: siamo disponibili a ridurla quando si realizzano “sottoprofitti”? Se la risposta è no, allora non si extra tassa il reddito, ma il successo dell’impresa.
3) Le maggiori società energetiche del paese, Eni ed Enel, hanno lo Stato tra i principali azionisti e una parte significativa dei loro utili ritorna nelle casse pubbliche sotto forma di dividendi. Non è stato prodotto uno straccio di conto per mettere a confronto il gettito atteso dall’imposta sugli extraprofitti con la riduzione dei dividendi distribuiti allo Stato. Non è possibile quindi nessuna valutazione sulle risorse che potrebbero essere realmente disponibili.











